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Ville Aperte in Brianza 2026 | Oratorio di San Francesco Saverio | Lentate sul Seveso | MB

A pochi passi dal cimitero di Copreno, frazione di Lentate sul Seveso, sorge un piccolo edificio religioso che custodisce una storia molto più grande di quanto la sua semplice facciata possa lasciar immaginare. È l’Oratorio di San Francesco Saverio, un luogo nel quale si incontrano fede, arte, storia delle famiglie nobiliari e memoria del Risorgimento.…

A pochi passi dal cimitero di Copreno, frazione di Lentate sul Seveso, sorge un piccolo edificio religioso che custodisce una storia molto più grande di quanto la sua semplice facciata possa lasciar immaginare. È l’Oratorio di San Francesco Saverio, un luogo nel quale si incontrano fede, arte, storia delle famiglie nobiliari e memoria del Risorgimento.

Oggi l’oratorio appare come un edificio di gusto barocco, ma le sue origini sono molto più antiche. La sua storia attraversa infatti diversi secoli e racconta le trasformazioni di Copreno e delle famiglie che hanno avuto un ruolo importante nella vita del territorio.

Dalle origini medievali alla chiesa di Sant’Alessandro

Le origini dell’edificio sono difficili da stabilire con assoluta certezza. La sua posizione isolata rispetto all’abitato ha portato a ipotizzare una frequentazione dell’area già in epoca molto antica, forse tra il IV e il V secolo, quando la diffusione del cristianesimo porta alla trasformazione di numerosi luoghi di culto precedentemente legati alle tradizioni pagane.

La prima testimonianza documentaria certa risale però al XIII secolo. Il sacerdote Goffredo da Bussero cita infatti la presenza a Copreno di un altare dedicato a Sant’Alessandro.

In origine l’edificio svolge quindi la funzione di chiesa parrocchiale ed è legato al monastero milanese di San Simpliciano, che possiede il castello di Copreno e numerosi terreni della zona. I monaci provvedono alla nomina del parroco, anche se la gestione delle numerose proprietà fa sì che il sacerdote non risieda stabilmente nel borgo.

Nel corso del Cinquecento la situazione dell’antica chiesa diventa però sempre più problematica. Le visite pastorali permettono di conoscere le condizioni dell’edificio: la porta è poco sicura, manca un campanile, non c’è una campana e non esiste nemmeno una sacrestia. Anche la strada che conduce alla chiesa risulta particolarmente difficile da percorrere durante la stagione invernale.

La decisione è quindi quella di costruire una nuova chiesa parrocchiale nel centro dell’abitato. Nel 1587 viene inaugurata la nuova parrocchiale di Sant’Alessandro e l’antico edificio perde progressivamente la propria importanza.

L’arrivo dei Clerici e la trasformazione dell’oratorio

La svolta arriva nel Seicento, quando a Copreno si stabilisce la famiglia Clerici, una delle famiglie più importanti e facoltose della Lombardia.

Il loro arrivo segna un periodo di grande rinnovamento per il borgo. I Clerici sono infatti protagonisti di numerosi interventi architettonici e artistici e utilizzano anche il proprio patrimonio per trasformare e impreziosire gli edifici legati alla famiglia.

Nel 1675 Francesco Clerici ottiene la possibilità di ristrutturare l’antica chiesa. I lavori terminano nel giro di un anno e modificano profondamente l’aspetto dell’edificio.

È proprio in questo periodo che l’antica chiesa dedicata a Sant’Alessandro assume progressivamente l’aspetto di una cappella gentilizia legata alla famiglia Clerici.

Nel 1684 Francesco Clerici commissiona inoltre una pala d’altare raffigurante Cristo in croce, San Francesco Saverio e un monaco, nel quale viene riconosciuto il figlio Giorgio. La presenza di San Francesco Saverio non è casuale: il santo è particolarmente caro alla famiglia Clerici, vicina alla Compagnia di Gesù.

L’edificio assume così la nuova intitolazione a San Francesco Saverio, diventando sempre più legato alla famiglia che ne sostiene il rinnovamento.

Un piccolo scrigno barocco

Entrando nell’oratorio si viene accolti da un ambiente molto diverso da quello che la semplicità dell’esterno potrebbe far immaginare.

Le pareti e la volta sono decorate con affreschi di gusto barocco, realizzati tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Profeti, sibille e figure religiose animano l’interno e contribuiscono a creare un ambiente ricco di decorazioni, colori e riferimenti simbolici.

Ma tra le opere più importanti custodite nell’oratorio ce n’è una che precede di diversi secoli la decorazione barocca.

Sopra l’altare si trova infatti un prezioso affresco quattrocentesco della Crocifissione, attribuito a Lanfranco da Lecco e datato al 1426.

La scena rappresenta Cristo sulla croce, con la Madonna e San Giovanni ai lati e Maria Maddalena ai piedi della croce. Attorno alla figura di Cristo compaiono inoltre alcuni angeli che raccolgono il sangue che sgorga dalle ferite.

Questo affresco costituisce una delle testimonianze artistiche più antiche dell’oratorio e permette di percepire con immediatezza quanto la storia dell’edificio sia stratificata: sotto la veste barocca sopravvive infatti una testimonianza pittorica del Quattrocento.

La memoria dei Clerici e il Risorgimento

La storia dell’oratorio non si ferma alla dimensione religiosa.

La famiglia Clerici è infatti protagonista anche di importanti vicende della storia lombarda e alcuni suoi membri sono legati al Risorgimento e alle Cinque Giornate di Milano.

La memoria di questa famiglia rimane ancora oggi all’interno dell’edificio, in particolare attraverso un importante monumento conservato nella sacrestia.

Si tratta del monumento funebre realizzato dallo scultore Vincenzo Vela, uno degli artisti più importanti della scultura italiana dell’Ottocento. La presenza dell’opera aggiunge all’oratorio un ulteriore livello di interesse, collegando la storia locale alle grandi vicende artistiche e politiche dell’Italia risorgimentale.

Dall’Ottocento al Novecento

Nel 1862 l’edificio viene interessato da nuovi lavori di restauro, in particolare nelle parti destinate alla sepoltura. L’antica cella mortuaria viene sostituita da una cripta più grande e gli eredi di Paolo Clerici commissionano proprio a Vincenzo Vela il monumento funebre dedicato alla memoria del loro padre.

Successivamente la proprietà passa alla famiglia Ginami de’ Licini e, in seguito, ai Cattaneo di Proh.

Il Novecento è invece un periodo molto più difficile per l’oratorio. Nel 1956 l’edificio passa a Piero Zerbi, che ne documenta le condizioni di conservazione particolarmente precarie: il tetto è in cattivo stato, gli intonaci esterni sono deteriorati e parte della cancellata risulta mancante.

Negli anni successivi vengono effettuati alcuni interventi, ma l’edificio subisce anche diversi furti. Nel 1973 viene sottratta la tela raffigurante San Francesco Saverio, mentre nel 1988 vengono rubate le balaustre marmoree dell’altare e alcune acquasantiere.

Il recupero e la restituzione alla comunità

Una nuova pagina della storia dell’oratorio si apre all’inizio degli anni Duemila.

Nel 2002 la famiglia Zerbi dona l’edificio alla parrocchia di Copreno, permettendo così di restituire il bene alla comunità.

Tra il 2003 e il 2005 vengono inoltre realizzati nuovi interventi di restauro, necessari per contrastare il degrado e preservare l’edificio e le sue decorazioni.

L’Oratorio di San Francesco Saverio torna così a essere non soltanto una testimonianza religiosa, ma anche un importante luogo di cultura e memoria del territorio di Lentate sul Seveso.

Un piccolo tesoro da scoprire

La particolarità dell’Oratorio di San Francesco Saverio sta proprio nella sua capacità di raccontare molte storie contemporaneamente.

È un edificio religioso medievale trasformato in cappella gentilizia, un esempio della cultura barocca lombarda, un luogo legato alla potente famiglia Clerici e una testimonianza della storia risorgimentale.

Osservando le sue decorazioni si passa idealmente dal Quattrocento al Seicento, fino all’Ottocento di Vincenzo Vela. Ogni elemento racconta quindi un periodo diverso e contribuisce a costruire la complessa identità dell’oratorio.

Anche la posizione contribuisce al suo fascino: lontano dai grandi centri turistici e immerso nel tessuto storico di Copreno, l’edificio appare quasi come un piccolo tesoro nascosto della Brianza.

Ed è proprio questa la sua caratteristica più interessante: non è necessario trovarsi davanti a un grande monumento per incontrare la storia. A volte basta entrare in una piccola chiesa di paese per scoprire secoli di arte, fede e vicende umane.

Ville Aperte in Brianza: quando il patrimonio apre le sue porte

Una delle occasioni migliori per conoscere luoghi come l’Oratorio di San Francesco Saverio è Ville Aperte in Brianza, iniziativa dedicata alla valorizzazione e alla conoscenza del patrimonio storico, artistico e culturale della Brianza.

Nata per permettere al pubblico di visitare ville, palazzi, chiese, oratori e altri edifici normalmente non sempre accessibili, la manifestazione coinvolge numerosi comuni del territorio e propone visite guidate alla scoperta di luoghi spesso poco conosciuti.

L’Oratorio di San Francesco è stato inserito più volte nel programma della manifestazione. La documentazione ufficiale di Ville Aperte lo presenta proprio come l’antica chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro trasformata dai Clerici in cappella gentilizia dedicata a San Francesco Saverio, sottolineando sia la decorazione barocca sia la presenza del monumento di Vincenzo Vela nella sacrestia.

L’iniziativa rappresenta quindi un’opportunità preziosa per entrare in luoghi che normalmente rischiano di rimanere ai margini degli itinerari più conosciuti e per scoprire quanto sia ricco il patrimonio della Brianza.

Nel 2026, inoltre, il Comune di Lentate sul Seveso ha nuovamente inserito Ville Aperte tra gli appuntamenti culturali del territorio, io l’ho visitato il 4 ottobre e la guida é stata davvero brava: ha saputo raccontare la storia con passione e dedizione, coinvolgendo noi visitatori in ogni particolare.

Visitare l’Oratorio di San Francesco Saverio durante una di queste aperture significa quindi non soltanto ammirare un edificio storico, ma entrare in contatto con una parte della storia di Copreno e della Brianza, attraverso un percorso che unisce arte, religione, famiglie nobiliari e memoria civile.


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