Sono la persona più lontana dallo sport che ci sia sulla faccia della Terra. Non sono capace di fare niente, ho provato, ho ascoltato consigli, ho cercato di farmi piacere qualcosa ma purtroppo io nella vita ho sempre vissuto distante dallo sport.
Nella mia vita ho fatto per tanti anni danza, mi é sempre piaciuto ballare ma, non essendo mai stata in pace con me stessa, ho mollato perché non mi trovavo bene con il mio corpo sul palco. Ho provato il tennis ma ero incapace, per non parlare della pallavolo. Il solo pensiero che un mio errore poteva definire un punto per l’altra squadra e – di conseguenza – avere la responsabilità della perdita della mia squadra mi devastava. Quando mi sono ritirata mi sono sentita sollevata. Ho anche imparato a sciare, ma non ho avuto più tempo – né i soldi – per andare sulle piste e la cabinovia mi devasta. Per non parlare del nuovo: me la cavavo, per carità, però mi dovevo mettere in costume davanti agli altri, giammai. Per non parlare dei pattini: nel 2021 ho comprato tutta l’attrezzatura adatta, per poi usarla tre volte e abbandonarli in garage.
Poi sono cresciuta. Lo sport é rimasto sempre lì, distante. Ho incominciato a guardare nuovi sport in televisione, a riavvicinarmi alla pallavolo ma solo per tifare la nazionale italiana femminile. Ho capito che i miei sport ideali sono quelli all’aperto, dopo aver passato la giornata a scuola ho proprio bisogno di una camminata all’aria aperta, di un allenamento al parco attrezzato. Con un unico sogno: il trekking. Adesso la strada é ancora lunga, non ho ancora il fiato per salire in vetta, ma quello é il mio obiettivo.
Dopo questa premessa a cui nessuno interessa sulla mia vita sportiva, arriva il periodo olimpico 2026. L’Italia ospita l’edizione invernale delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, per di più per la prima volta in maniera diffusa, in due regioni (Veneto e Lombardia) e due province autonome (Trento e Bolzano).
Essendo la Lombardia la mia regione d’origine, ho sentito molto questo evento, anche perché Milano é davvero ad un soffio da me.
A febbraio scorso, la fiamma olimpica ha attraversato alcuni paesi vicino a casa mia e ne ho approfittato per andarla a vedere a Meda, città in cui ho frequentato le scuole superiori. Non potevo perdermi un momento del genere, quando mi sarebbe ricapitato?
Pensavo di non riuscire a godermi bene il momento per le troppe persone presenti, invece sono riuscita a posizionarmi in un posto non troppo affollato: in via Indipendenza, davanti alle Scuole Medie Traversi. Infatti, in questa tappa, la fiamma é passata proprio da Via Indipendenza per poi andare in Piazza Municipio, Corso Matteotti e Via Manzoni.
Il momento magico di quel pomeriggio é stato proprio quando, davanti a me, c’é stato il passaggio della fiamma olimpica tra due tedofori. Non credevo che un momento del genere – a me, che non sono sportiva – potesse suscitarmi una sensazione così emozionante. Io, umile cittadina, stavo facendo parte di un momento storico importante per la mia zona e stavo guardando due persone che si passavano la fiamma olimpica partita da Olimpia, città natale delle Olimpiadi. A volte é bello stupirsi anche di queste cose. Sono tornata a casa e ho pensato solo ad una cosa: che figata.


Ho cercato su Internet i biglietti per andare a vedere qualche sport live ma i prezzi erano dannatamente folli, non adatti alle mie tasche. Il mio sogno di essere spettatrice alle Olimpiadi é svanito in fretta, un po’ delusa del fatto che per partecipare a momenti culturalmente popolari come questo – se avessi voluto partecipare – avrei dovuto sborsare una somma molto alta.
Non arrendendomi, però, ho guardato tutta la cerimonia d’apertura allo Stadio Olimpico (si scherza, ovviamente) e ho seguito abbastanza assiduamente alcuni sport, orgogliosa di tutti i partecipanti italiani che ci hanno fatto sognare con le loro vittorie, frutto del loro impegno e della loro fatica degli ultimi quattro anni.
Venerdì, poi, sono iniziate le Paralimpiadi. Questa volta sono riuscita ad organizzarmi per tempo: ho cercato i biglietti e ho trovato TUTTI, e quando dico TUTTI dico proprio TUTTI (mi sento tanto il ragionier Nullazzo) i biglietti con due fasce di prezzo: 20 e 40 euro.
Mi é sembrato un sogno. Ho agito in meno di due secondi: ho comprato il biglietto per il Para Ice Hockey all’Arena Santa Giulia di Milano a 20 euro, posto a caso – e sono anche finita casualmente nella Vip Entrance. Io un momento sportivo così importante non me lo sarei perso per nulla al mondo.
Grazie ad una ricerca, ho capito le regole di questo sport, i segreti ed i trucchi, per non farmi trovare impreparata durante la partita. Mi sono autoelevata a massima esperta di Para Ice Hockey. Ho visto i passaggi, ho saputo interpretare il cartellone perfettamente. Mi sono sentita parte integrante dei tifosi presenti. Ma quanto é bello lo sport.






Forse perché quest’anno, in prima superiore, abbiamo rivisto l’importanza del Fair Play, forse perché ho riscoperto l’importanza dello sport, forse perché sto cercando di fare pace con me stessa, la mia mente e il mio fisico, queste Olimpiadi e queste Paralimpiadi sono state una ventata di aria fresca per me, un mese di spensieratezza ed anche di informazione e conoscenza. Ho potuto scoprire e riscoprire sport che avevo accantonato nella mia testa, ho “conosciuto” sportivi che mi hanno fatto appassionare a determinati sport e mi é ritornata la voglia di tornare in forma. Perché – come dice il fair play – rispettare se stessi é importantissimo.
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