Essendo io estremamente curiosa, mi piace visitare anche i musei “minori”, quelli che non sono nelle grandi città e non sono conosciuti come gli altri – come potrebbe essere il Museo del Novecento di Milano o la Pinacoteca di Brera. Mi piace curiosare su Google, cercare “cosa visitare vicino a me”, aprire Google Maps e vedere quanto ci impiego a raggiungere quel posto e scoprire cosa c’è intorno.
Proprio così che ho scoperto il MUST – Museo del territorio di Vimercate, in provincia di Monza e della Brianza, spulciando su Internet e scoprendo che non é neanche tanto lontano da casa mia.

Per molto tempo, il territorio vimercatese ha avuto una storia ricchissima ma sparsa: nei campi, nei fiumi, negli archivi comunali, nelle memorie familiari, nelle fabbriche dismesse e nelle chiese. C’erano i resti dei Romani, le tracce dei monasteri medievali, le ville dei nobili, le filande, le officine, le fotografie in bianco e nero delle famiglie operaie. Tutto esisteva, ma non parlava insieme.
L’idea del MUST nasce proprio da qui: dal desiderio di dare una voce unica a tante voci.

All’inizio degli anni Duemila, il Comune di Vimercate decide che quella storia non può più restare nascosta o frammentata. Non basta conservarla: bisogna raccontarla. Così, nel 2004, prende forma il progetto di un museo che non celebri solo opere d’arte, ma il territorio stesso e le persone che lo hanno abitato.
Villa Sottocasa diventa il luogo ideale. Un edificio che aveva già attraversato il tempo – dalle famiglie aristocratiche all’età industriale – ora si prepara a un nuovo ruolo: non più residenza privata, ma spazio pubblico della memoria.





Dopo anni di studio, ricerca, scavi archeologici, confronto con storici e studiosi, nel 2010 il MUST apre le sue porte. Ma lo fa in modo diverso dal solito. Non propone una collezione da ammirare in silenzio: propone un racconto da attraversare.
Il visitatore inizia dal basso, dalla terra. Dalle acque dell’Adda e del Lambro, dai primi insediamenti umani, dalle strade romane. Poi sale, secolo dopo secolo, passando per castelli, conventi, campagne coltivate, mercati e paesi che lentamente prendono forma. Ogni sala è una tappa, ogni oggetto è una traccia lasciata da qualcuno che c’è stato prima.




E poi arriva la svolta: l’Ottocento, le fabbriche, le macchine, il lavoro che cambia tutto. Il museo smette di parlare solo di “loro” e comincia a parlare di noi. Delle migrazioni, delle famiglie operaie, delle lotte, delle trasformazioni sociali. È qui che molti visitatori riconoscono una fotografia, un cognome, una storia sentita raccontare dai nonni.
Il MUST, col tempo, diventa qualcosa di più di un museo.
Diventa un luogo di incontro: per le scuole, per chi arriva da lontano, per chi abita lì da sempre. Un posto dove la storia non è distante, ma quotidiana, fatta di scelte, fatiche, sogni e cambiamenti.
Non a caso, poco dopo l’apertura, il museo viene riconosciuto a livello nazionale ed europeo. Ma il suo vero valore non è nei premi: è nel fatto che, finalmente, il territorio vimercatese si guarda allo specchio e si riconosce.





In fondo, il MUST racconta questo: che la storia non è fatta solo dai grandi eventi, ma dai luoghi vissuti ogni giorno.
E che anche una città apparentemente “normale” custodisce una memoria straordinaria, se qualcuno ha il coraggio di ascoltarla e di narrarla.


Il percorso é diviso in 14 sale tematiche e si struttura in due piani, si può raggiungere il secondo piano sia dalle scale sia grazie all’ascensore. Io sono andata di sabato pomeriggio e ho avuto la fortuna di trovare il museo tutto per me e un’operatrice museale davvero gentile e disponibile.
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